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Referendum. Gli italiani hanno parlato. E adesso?

Chiusura delle urne, il quorum del 50%+1 degli aventi diritto è stato pienamente raggiunto e i primi risultati parlano chiarissimo nonostante tutti gli inviti della maggioranza a disertare le urne e nonostante gli inganni promossi (fatto gravissimo) dal ministro degli Interni, Roberto Maroni.

Gli Italiani vogliono una energia sostenibile nel loro futuro. Non vogliono parlare di centrali nucleari a fissione ne imbarcarsi in progetti che molto hanno di speculativo e poco di lungimirante.  Quindi spazio al risparmio energetico e alle energie rinnovabili, in piena sintonia con quanto la sinistra europea propone da anni. Il pianeta ce lo chiede!

Gli Italiani chiedono garanzie ed impegno nella gestione di un bene primario ed essenziale come l’acqua. Non vogliono sentir parlare di privatizzazione della gestione o di altre castronerie anch’esse molto speculative e poco pratiche. Una pietra tombale sulla stagione delle privatizzazioni senza liberalizzazioni. Più efficienza, meno sprechi ma anche un secco no a possibili profitti speculativi. 

Gli Italiani (53 italiani su 100 a dirla tutta, la VERA maggioranza del paese!) esprimono parere contrario al legittimo impedimento e in generale alla malsana abitudine di Silvio Berlusconi di farsi leggi tagliate su misura per evitare i processi. “Ogni cittadino è uguale dinnanzi alla legge”, un concetto sacrosanto, stabilito dai padri costituenti e che oggi il popolo sottolinea ed impone a chi invece utilizza le istituzioni e il parlamento per i propri problemi personali. 

Ma cosa più importante, oggi gli Italiani hanno detto che la vera maggioranza, quella che si è recata alle urne, vuole voltare pagina e chiedono a gran voce le elezioni; non si sentono rappresentati da dieci, dodici parlamentari a contratto che puntellano un esecutivo ormai svuotato di ogni moto di riformismo (se mai lo ha avuto). 

In una frase, Berlusconi farebbe bene a dimettersi e chi lo ha sostenuto fino ad ora (“servi liberi” o meno), dovrebbe cominciare a farsi due domande e pensare seriamente al suo futuro.

E questo vale anche (consiglio spassionato) per tanti Berlusconiani Lodigiani che a furia di fare una inutile e sterile ”caccia al comunismo” in ogni proposta del centro-sinistra da queste parti, hanno perso completamente di vista le priorità per la nostra provincia.

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Lavoro. Ma se anche la FIOM è confusa…

Post fiume. Fatto di sensazioni ed idee magari anche un po’ sconness tra loro. Prendetelo come uno stream of consciousness di 5 minuti. dato che non sono un esperto del tema del lavoro e accetto i commenti purché costruttivi.

Referendum (il solito referendum) proposto anche alla Ex-Bertone.
Sul piatto 550 milioni di euro per creare un polo di eccellenza.

A prescindere da come la pensiate su Marchionne, la politica per il lavoro di questo paese, il futuro della nostra economia, l’azione dei sindacati beh ecco, un dato è tanto lampante quanto disarmante.

Pomigliano d’Arco. FIOM Nazionale denuncia illegittimità del referendum. FIOM locale consiglia Astensione.

Mirafiori. FIOM Nazionale denuncia illegittimità del referendum. FIOM locale consiglia di votare NO.

Ex-Bertone. FIOM Nazionale denuncia illegittimità del referendum. FIOM locale consiglia di votare SI.

Mi pare che qui ci sia un po’ di confusione. Questo benedetto piano Marchionne è un bene o è un male. Poi ovviamente per salvare la faccia la frittata si ribalta anche due o tre volte ma le divisioni e le differenze restano e incomprensibilmente restano nello stesso sindacato.

Allora questo è sinonimo di qualcosa che non va. Lasciamo stare il governo perchè ormai è chiaro che non si pone il problema. Se la situazione è questa, se io fossi il capo di un grande partito di opposizione oppure il segretario di un sindacato italiano direi:

Fermi tutti! Qui adesso ci sediamo intorno ad un tavolo e capiamo cosa è bene e cosa è male. Perchè le nostre azioni non sono più comprese e chiunque (leggi Marchionne nel caso specifico) ha mano libera rispetto a queste cose. Forse conviene definire veramente e definitivamente che tipo di sviluppo vogliamo per questo paese senza porre paletti, senza dire SI o NO imperativi, al di la di ideologie e possibilmente in maniera coerente“.

Priorità? Secondo me:

- accelerare sul contratto unico di inserimento (argomento spesso glissato da sindacati e partiti… Eppure una proposta dalla quale partire c’è!). Uscire dal falso mito del posto indeterminato come panacea per ogni male del lavoro a livello globale. Puntare sui “paracadute” e sulla giustizia del rapporto di lavoro come già fatto in altri paesi europei e d extra-EU. Il PD (grazie al cielo) lo ha detto più volte. Accelerare!

- lasciare da parte Marx per un attimo e concentrarci nel vero ambiente competitivo Europeo e mondiale con il quale dobbiamo fare i conti. Valutare cambi gestionali ma chiedere fortemente in cambio bonus, incentivi, tutele e partecipazione aziendale (cose sulle quali secondo me non si insiste abbastanza e in particolare con le aziende e soprattutto quelle di dirigenza italiana, vedi caso FIAT).

- Messaggio per i politici “su“. Uscire dallo schema distorto: Impresa Italiana compra impresa straniera = virtuosismo. Impresa straniera compra azienda italiana = invasione straniera. E’ semplicemente illogico (leggi Alitalia e più recentemente Parmalat)! Fino a prova contraria una azienda straniera che compra qualcosa in Italia dovrebbe (nella maggior parte dei casi) avere tutti gli interessi di mantenere marchi e struttura produttiva locale. Sono il mercato, la politica per il lavoro e lo sviluppo del paese ospitante e infine la gestione dell’azienda stessa che ne determinano poi il successo, la vita e la prosperità! Un azienda senza sbocchi è destinata a morire a prescindere dalla nazionalità della sua dirigenza!

Ce ne sarebbero di cose da dire e domande da porre… Qualcuna l’ho già illustrata pochi giorni fa, ad esempio cosa mette in campo il paese e il governo per creare posti di lavoro ad alta tecnologia o comunque adatti al grado di scolarità della nazione. Innovazione… Abbiamo le università no? Il CNR… Già, il CNR. Buonanotte!

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Rischio catastrofe in Giappone. E noi in Italia ad ascoltare "asini nucleari"…

La situazione a Fukushima è drammatica. Nel disastro di una nazione si sta consumando un rischio spaventoso di contaminazione nucleare tanto che la stessa capitale del Giappone Tokio, rischia seriamente di dover essere evacuata in fretta e furia (Tokio ha tredici milioni di abitanti! Giusto per dare le esatte proporzioni del possibile esodo…).

La situazione è talmente grave che Germania e Svizzera hanno rivisto in maniera drastica e repentina i propri programmi nucleari.

Ma in Italia siamo migliori. In Italia chi giustamente è spaventato da una tecnologia che oggi mostra tutte le sue fragilità oggi viene bollato come sciacallo, come profittatore (poco importa che il paladino pro-nucleare di oggi sia lo stesso Chicco Testa della protesta anti-Chernobyl degli anni ’80), come ipocrita.

Io invece in merito al nucleare vedo tanti asinelli, pronti a ripetere la lezioncina dettata dal potere al governo, poco importa se farcita di menzogne e mezze verità (e il più delle volte dalla bocca dei politici escono affermazioni che dimostrano una profonda ignoranza in materia). Poco importa se in quasi quindici anni di governo non è mai stata pensata una politica energetica seria per ridurre gli sprechi e diversificare le fonti di energia (e colpa di questo è anche di un certo ambientalismo-integralista che si mette a sindacare sul gusto estetico di una pala eolica… Ridicoli tanto quanto i nostri governanti a parere di chi vi scrive). Oggi si spinge su un nucleare comunque pieno di incertezze, senza davvero soppesare rischi e benefici legati a questa tecnologia; quanto sta succedendo in Giappone invece di portare tutti ad una sana riflessione in merito, diventa motivo di scontro e contrapposizione ideologica.

E’ tipico dell’italianità, di una certa italianità di destra almeno, quello di trattare con sufficienza le capacità e le scelte dei paesi vicini… Vedi il recente caso dei TGV Francesi che ha fatto penare di persona anche il sottoscritto (i miei sistemi di sicurezza sono meglio dei tuoi, che pure i treni ad alta velocità li hai da 30 anni).

Sentiamo ogni giorno per bocca del Ministro Prestigiacomo e del Ministro “colpo grosso” Romani che ormai le scelte sono fatte dall’esecutivo e si porteranno avanti senza indugio. A questo punto diamolo noi un segnale. Sul serio. Dimostriamo che siamo cittadini e non sudditi e il 12-13 Giugno facciamo sentire la nostra voce con la democrazia, con il voto al referendum! Diamo un forte segnale a chi non pensa e ci tratta come sudditi impotenti, a chi vede nel nucleare solo benefit economici di dubbia consistenza e non ha la volontà di ragionare in merito alla bilancia rischi-benefici che in questo caso alla voce “rischi” vede la difesa delle nostre stesse vite.

Le alternative ci sono. Se l’attuale esecutivo non ha le palle per perseguirle noi abbiamo un’arma per cambiare rotta in maniera drastica: il voto! Diamoci da fare!

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