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Il PD in piazza. Piazza di popolo tra luci ed ombre.

La piazza del PD ieri a Roma e’ sembrata convincente sotto certi aspetti. Una bella piazza di popolo, colarata, appassionata. Anzitutto vi suggerisco di leggervi il liveblogging dell’evento, sul sito del PD.

Ora qualche considerazione personale. Luci ed ombre dalla giornata di ieri.

Bene i contenuti, bene le proposte e il forte richiamo alla responsabilita’ (quella vera) di chi fa politica per il futuro del paese e delle future generazioni di Italiani:

“Noi chiamiamo tutto questo Ricostruzione. E’ il messaggio di Piazza San Giovanni. Ricostruzione. Ricostruzione della fiducia e della speranza. Ricostruzione di una democrazia costituzionale piena e funzionante. Ricostruzione di un patto sociale e di sviluppo sostenibile. Di una nuova mappa di diritti umani, civili, sociali e insieme di nuovi doveri e responsabilità verso gli altri”

“Nessuno sarà abbandonato, nessuna scelta sarà dimenticata ma il lavoro dei giovani sarà la bussola. Perché se l’Italia vuole avere un futuro deve mettere al lavoro la nuova generazione. Sappiamo anche da dove cominciare…dalla politica, dalla sua riforma…”

Parole che, sono sicuro, saranno tramutate in realtà a tempo zero una volta al governo. Perche’ quando al governo ci va gente seria e per bene, il paese si risolleva lavorando sodo e da subito con in testa solo il bene comune.

Mi rendo conto che Bersani, in un’ora di comizio, non puo’ trattare tutto lo scibile umano e le necessita’ del paese. Due parole in piu’ sulla democrazia non mi sarebbero dispiaciute, a cominciare dalla richiesta espressa verso la direzione nazionale, di primarie libere ed aperte per la scelta dei candidati al parlamento, petizione sostenuta da Prossima Fermata Italia.

E’ il momento di rivolgersi a tutti gli italiani, anche a quelli che fino ad oggi non ci hanno dato fiducia, perche’ sono disorientati e persi in questo momento.

Non mi sono piaciuti invece i richiami al partito. Richiami all’unita’ e al “Follow the leader” incondizionato, quando invece ci sarebbe bisogno di dialogare con tutte le anime di questo partito. Ora come non mai, ad ogni livello, e’ necessario convocare una assemblea seria, non una vetrina per i soliti volti ma uno spazio di discussione e di costruzione dell’anima di questo partito che ancora stenta a prendere il volo! Civati, Serracchiani, Zingaretti, anche Renzi… Tutte persone che hanno qualcosa da dire e che meritano ascolto, nonostante le differenze, nonostante i caratteri diversi. Nonostante simpatie ed antipatie.

Con i fischi a Renzi non andiamo da nessuna parte! Chiudere ogni dialogo ora e’ da irresponsabili. E due parole di richiamo in merito al rispetto delle opinioni non avrebbe stonato.

Altra cosa che non mi e’ piaciuta, la tristissima frase di Bersani sulla comunicazione.

“la comunicazione sta alla politica come la finanza all’economia”

Non ci siamo. Ma proprio per niente. Questa frase e’ lo specchio del disastro comunicativo del nostro partito. Forse Bersani confonde comunicazione (nel senso ampio del termine) con populismo. Si possono avere le migliori idee del mondo ma bisogna essere in grado di veicolarle con i giusti mezzi comunicativi e con i giusti modi. Come dice Civati, un errore comunicativo e’ subito tramutato in errore politico. Verissimo.

Il 2011 e’ l’anno di Twitter, di Facebook, della comunicazione a doppio senso e non tramite staff di persone che twittano al posto del segretario nazionale del primo partito del paese!

Impariamo dalla campagna elettorale dei democratici americani del 2007/2008. Come ho piu’ volte sottolineato a molti amici e compagni, oggi e’ arrivato anche il tempo di internet e delle nuove strategie comunicative. Non possiamo piu’ affidarci solo a volantini e gazebo (comunque importanti).

Oggi e’ anche giunto il tempo di far sentire la politica vicina alle persone, come e’ stato fatto durante la bellissima campagna elettorale per le amministrative milanesi! Il tempo del coraggio e delle parole coraggiose. A Roma, in Italia. Nel Lodigiano.

Di riti e parole di circostanza la gente e’ un po’stufa.

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Debriefing de “Il Nostro Tempo”

Non ho partecipato direttamente all’appuntamento di Bologna (tengo famiglia) ma ho seguito in streaming la maggior parte degli interventi.

Penso che le premesse iniziali siano state rispettate in pieno.

Potete ascoltare gli interventi conclusivi di Pippo Civati e Debora Serracchiani QUI; gli interventi ben riassumono quanto decine di persone provenienti dalla politica, dal mondo del lavoro e dalla società hanno chiesto al Partito Democratico per il paese, per traghettarlo fuori da una crisi civile ed economica che rischia di schiacciarlo e per toglierlo dalle spire di vent’anni di oscurantismo politico.

Adesso si tratta di raccogliere tutti gli spunti positivi usciti da questo dialogo del fine settimana e concretizzarli “per dare una mano al nostro partito, per il bene di tutti gli Italiani” (cit. Serracchiani). A partire dalle nostre piccole realtà, dai nostri circoli territoriali e provinciali fino ad arrivare ai luoghi di vita.

Il bello inizia oggi.

 

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Provincia di Lodi ed abolizione. L’ennesima presa in giro di una destra ormai finita.

Venghino signori, venghino… Va in scena la tragedia: “Provincia di Lodi. Morta e risorta il terzo giorno.”.

Non sono intervenuto sull’argomento fino ad ora di proposito. Mi fa venire la nausea… 
Tutta la questione ha assunto i connotati tipici della “cialtroneria politica“, cialtroneria alla quale non voglio prestarmi. Una cronaca commentata dei fatti qua sotto. E poi chiudo sull’argomento.

Comunicazione di due settimane fa da parte del Ministro Calderoli: “Taglio delle province sotto i 300.000 abitanti.” Lodi è presa in pieno dal decreto e secondo le iniziali intenzioni del governo Berlusconi dovrebbe sparire dal 2014.
Alla faccia delle riforme strutturali. Mi pare che Calderoli abbia giocato troppo a Risiko! Ma continuiamo.

Nel Lodigiano ovviamente si scatena il finimondo. Il maggiore giornale locale lancia sondaggi, organizza dibattiti, si spende stracciandosi le vesti, per il territorio, l’autonomia, etc. Per poi ottenere risultati opposti a quelli sperati (sondaggio chiaramente a favore dell’abolizione dell’ente provinciale), segno che la fiducia dei Lodigiani nei confronti della classe dirigente locale sta scemando ogni giorno sempre di più… Segno anche che l’anti-politica aumenta e con lei l’ignoranza della gente di questo territorio.

Gli attuali amministratori della provincia (PDL e Lega Nord, stessa pasta di quelli che la manovra l’hanno ideata), Pietro “Silente” Foroni in prima fila, si danno ad annunci plateali di battaglie in piazza e sotto le sedi del governo e della regione. Si listano a lutto i simboli della provincia, si mettono le bandiere a mezz’asta, etc. Qualcuno si rende ridicolo quotidianamente sul proprio blog personale, ma a certi elementi da sbarco non voglio fare pubblicità gratuita sul mio blog.

Intanto il dibattito politico prende corpo. L’opposizione (Partito Democratico) riunisce i suoi amministratori e si schiera contro l’abolizione della provincia, pur sottolineando la necessità di una riforma seria delle autonomie locali, come presentato a livello nazionale il 21 Giugno scorso con la proposta di modifica dell’articolo 133 della costituzione. Non sono tutte rose nel PD. Con toni diversi dal cdx, ma la “difesa a prescindere“ dell’ente provinciale serpeggia anche da queste parti e la gente (e anche parecchi iscritti) capisce poco  questi comportamenti che hanno il sapore delal difesa poltronifera… Ho apprezzato comunque la proattività del PD sull’onda della proposta nazionale.

Basta poi una festa della Lega in una remota località del Varesotto per trovare l’intesa. Alfano (PDL), Maroni e Calderoli (Lega Nord) decretano: “Le province non si tagliano più. Forse”. Tradotto, sicuro. Perchè far incazzare troppi politici locali non conviene… E che figura di merda ci farebbe la Lega Nord se l’unica provincia abolita in Lombardia (Lodi) è amministrata da gente con il fazzoletto verde nel taschino? Dunque, contrordine padagni!!!

Giorno 29 Agosto, a due settimane di distanza, cosa leggo sui giornali? Foroni che proclama festoso: “Grazie ad UPI ed ANCI stiamo risolvendo la situazione“. Lui sta risolvendo la situazione. Sì, ciao. Me lo immagino… Nel silenzio che lo contraddistingue…

Ora. Un commento. Io mi sento preso in giro da una classe dirigente di centro-destra che si crea i problemi e se li autorisolve tra battute di dubbio gusto, gesti dell’ombrello e panini con la salsiccia! Questa manovra economica d’agosto è confusa, nervosa, raffazzonata ed è paradossale che chi crea i problemi (Tremonti e Berlusconi, in sella da quindici anni al governo praticamente) li risolve pure autoproclamandosi salvatore. E’ paradossale che il peso dei sacrifici venga posto come giogo sulle spalle dei soliti (pensionati, famiglie, lavoratori pubblici e da lavoro dipendenti).

E infine, da Lodigiano, è vergognoso che una classe dirigente non sia in grado di fare autocritica e di essere proattiva per il bene generale del territorio e del paese! Si guarda al proprio orticello politico, al proprio personale bacino di consenso. Proclami, simboli, tante parole vuote e vane giusto per apparire sui media. Ci si attribuiscono tanti meriti in modo interessato e spesso anche in maniera del tutto arbitraria e fuorviante. Si ha una sensazione di totale impotenza nei confronti delle decisioni governative e questo teatrino de: “La Provincia che combatte, si fa sentire ed ottiene risultati” ha il gusto retrò ed amaro di una politica di cartapesta, avvallata da giornalisti locali alla ricerca famelica di dichiarazioni e foto con sorrisi a 34 denti. La gente si sta stufando di questo ma i politicanti continuano a recitare la solita parte.

Come tutte le tragedie, il finale è segnato. Non sarà un finale scontato ma comunque triste e doloroso per i protagonisti, in questo caso noi italiani, governati da persone che la bussola del paese (e quella del buonsenso) l’ha persa ormai da decenni. Ci aspettano mesi difficili.

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